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Rio Fabbro geosito di rilevante importanza scientifica, paesaggistica e culturale

Il Rio Fabbro è stato riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna come geosito di rilevante importanza scientifica, paesaggistica e culturale. I geositi sono luoghi che presentano aspetti geologici di rarità e unicità, restituendo informazioni fondamentali per la conoscenza del territorio. La valle del Rio Fabbro e le diverse sorgenti di acqua presenti ne sono piena testimonianza.

Descrizione

Cos’e’ un geosito
Per bene geologico comunemente si intendono tratti spettacolari del paesaggio (meraviglie della natura) o località meritevoli di tutela per la presenza di testimonianze fossili o rare associazioni di minerali. Di tutti questi siti, i geologi riconoscono l’unicità e la rarità, sapendo che si tratta di frammenti di territorio dove sono custodite più che altrove le testimonianze della storia della Terra.  Quello che è conservato negli affioramenti rocciosi e nel paesaggio rappresenta la Memoria della nostra Terra ed è da considerare unico, e talora molto fragile. Per questo la Regione Emilia Romagna ha approvato nel 2006 le “Norme per la conservazione e la valorizzazione della geodiversità dell’Emilia Romagna” e per questo il Comune di Medesano nel 2023 ha richiesto e ottenuto, l’iscrizione del Rio Fabbro nel censimento dei geositi regionale.  Si è così riconosciuto il pubblico interesse per questo luogo come depositario di valori scientifici, ambientali, culturali e turistico-ricreativi.

Conformazione geologica
Lungo il percorso si trovano cartelli che introducono le opere d’arte presenti nel geosito. I cartelli con lo sfondo marrone indicano le peculiarità della conformazione geologica che affiorano e sono visibili camminando lungo il sentiero.

Le acque
I cartelli con lo sfondo azzurro evidenziano le molteplici testimonianze delle acque di Sant’Andrea. I pozzi storici a forma ottagonale, 

il Rio con i suoi depositi di ferro e il suo scorrere, i punti in cui l’acqua sgorga naturalmente dal suolo e per questo è presente tutto l’anno.

 

La biodiversità
I cartelli con lo sfondo verde mettono in risalto le tante forme di vita che si possono incontrare lungo il geosito. Dalla più piccola forma di vita visibile con una lente ai maestosi alberi che per raggiungere la luce conquistano altezze imponenti.

Rio Fabbro galleria d’arte: la conformazione geologica 

La forma della valle del Rio Fabbro: versanti a reggipoggio e a franapoggio
La valle del Rio del Fabbro ha una morfologia marcatamente asimmetrica: il versante destro (rispetto al flusso della corrente) è caratterizzato da alte scarpate sub-verticali, quello sinistro, fittamente coperto da vegetazione, presenta versanti meno inclinati, diversi fenomeni franosi e depositi detritici. Queste differenti morfologie dipendono dalla giacitura degli strati ovvero di come essi sono disposti rispetto al versante. Le alte scarpate del versante destro sono il risultato di una giacitura "reggipoggio" in cui gli strati di arenaria si immergono all’interno del versante, in direzione opposta a questo, consentendogli di “reggere” inclinazioni elevate. Le morfologie più dolci e le frane che caratterizzano il versante sinistro si devono a una giacitura a "franapoggio", in cui gli strati immergono nella stessa direzione del versante ovvero verso il corso d’acqua. In questo caso il prefisso “frana” rimarca la naturale propensione di questo assetto ai fenomeni franosi di scivolamento.
Proprio come avviene quando si taglia una torta millefoglie, quando un corso d’acqua incide una valle all’interno di una formazione geologica stratificata, lungo le pareti della valle si espongono gli strati della formazione stessa. Se gli strati della roccia fossero stati orizzontali, la morfologia della valle sarebbe risultata simmetrica; la sua evidente asimmetria è un chiaro indizio che prima di essere incisi dal Rio del Fabbro gli strati erano inclinati. 

Strati inclinati: l’anticlinale di Salsomaggiore
Le rocce che affiorano nella valle del Rio del Fabbro sono arenarie torbiditiche della formazione del Rio Gisolo (FGS). Queste sabbie si sono depositate sul fondo di un antico bacino marino a causa di correnti di torbida, dense correnti di sedimento e acqua, simili a frane sottomarine, che sono ancora oggi responsabili di gran parte della sedimentazione negli ambienti di mare profondo. Questo tipo di depositi presenta una caratteristica organizzazione: un’alternanza di strati piano-paralleli (orizzontali) di sedimenti più grossolani (arenarie o calcari) e più fini (marne o peliti). 
L’assetto inclinato degli strati non dipende quindi dal processo responsabile della loro formazione ma è strettamente legato alle spinte di compressione e sollevamento tettonico che hanno agito sulle rocce nel corso dell’orogenesi appenninica. Queste spinte hanno prodotto tipiche deformazioni a grandi pieghe e faglie. Le pieghe quando hanno la concavità rivolta verso l’alto si chiamano “sinclinali” mentre quando la concavità è rivolta verso il basso “anticlinali”.
Nel caso delle rocce che affiorano nella valle del Rio del Fabbro possiamo osservare gli esiti di una deformazione a piega, la cosiddetta Anticlinale di Salsomaggiore. 

Un luogo chiave per la comprensione dell’Appennino
L’anticlinale di Salsomaggiore rappresenta un luogo chiave per la geologia dell’appennino perché ha permesso di confermare inequivocabilmente le teorie sulla formazione e la struttura di questa catena montuosa. 
La storia geologica dell’appennino si sviluppa in un arco di tempo che dal Cretaceo (circa 140 milioni di anni fa) giunge sino all’attuale, e ha origine dalla collisione tra la zolla europea e quella africana. Il processo di collisione tra queste due zolle continentali è stato preceduto dalla chiusura di un’area oceanica interposta tra di esse: il paleo-oceano ligure-piemontese in cui si depositarono molti dei sedimenti che affiorano sulle nostre montagne (in geologia, dominio ligure). La chiusura di questo bacino, nell'Eocene superiore (circa tra 37 a 34 milioni di anni fa), diede inizio a una successione di eventi tettonici di compressione e sollevamento che portarono all’orogenesi appenninica. In geologia, l’appennino è definito come una “catena a falde di ricoprimento” la cui struttura è caratterizzata dall’impilamento di falde rocciose che sono state dislocate dal luogo di origine, anche per centinaia di km secondo una direzione SW-NE. La dislocazione ha portato le rocce più antiche ad accavallarsi sopra quelle più recenti e contemporaneamente venivano deformate da pieghe e faglie. 
Per visualizzare questo processo immaginate di salire su un tappeto dopo aver preso la rincorsa. 

Uno scorcio di Romagna: la Finestra Tettonica di Salsomaggiore
L’anticlinale di Salsomaggiore è una struttura che rivela entrambi gli aspetti che caratterizzano l’appennino: la deformazione a grandi pieghe, che è il motivo strutturale di questa catena, e l’inversione stratigrafica con le unità del dominio Ligure che hanno completamente ricoperto unità più recenti, depostesi in altri domini strutturali. Sempre a seguito delle spinte tettoniche e della deformazione della catena montuosa, può accadere che, localmente, questa copertura di rocce antiche si laceri e scopra le rocce più recenti, presenti al di sotto aprendo una finestra sulla struttura sepolta. Questo è il caso della finestra tettonica di Salsomaggiore.
Nello specifico, nell’area del Rio del Fabbro affiora la Formazione del Rio Gisolo (FGS) ascrivibile alla Formazione Marnoso-Arenacea, depositatasi nel Miocene Medio (circa 16 - 12 milioni di anni fa) e che è presente solo nei rilievi e nel crinale romagnolo. È proprio questo “pezzo di Romagna” che affiora, in una fascia a forma di chicco di riso, fra questa zona e l’abitato di Salsomaggiore, la finestra tettonica di Salsomaggiore! Circondata da unità geologiche più antiche, depositatesi nel dominio ligure a partire da circa 140 milioni di anni fa, che dominano tutto il paesaggio circostante e anche quello dei rilievi e del crinale emiliano. 

Pannello C - Rio Fabbro galleria d’arte: le acque

Introduzione
Ci troviamo nella frazione termale di S. Andrea Bagni nel Comune di Medesano. Qui si trova l’edificio della “Mescita”, un vero e proprio tempio delle acque. Da un bancone liberty realizzato in marmo di Carrara si possono spillare otto acque “minerali naturali”, di composizione e caratteristiche completamente diverse fra loro. Alcune di queste acque arrivano da punti di captazione presenti lungo il Rio del Fabbro a pochi metri di distanza da qui. 

Una «trappola geologica»
Il Rio del Fabbro si trova all’estremo sud-est dell’anticlinale di Salsomaggiore, una struttura tettonica – per precisione, una piega – che ha deformato gli strati della formazione del Rio Gisolo. Questa piega anticlinale emerge nel paesaggio ed è in contatto, attraverso delle faglie, con unità geologiche più antiche dando vita alla struttura nota come “finestra tettonica di Salsomaggiore”. 
Questa configurazione è quella che in geologia si definisce “trappola strutturale” e costituisce la struttura tipica dei giacimenti di idrocarburi o, come in questo caso, di acqua. Per avere una trappola strutturale è necessario che ci sia: una roccia porosa e permeabile (le arenarie e i conglomerati della formazione di Rio Gisolo) che fa da serbatoio. La presenza di rocce fini (delle formazioni più antiche) che “sigillano” il serbatoio impedendo all’acqua di muoversi verso altre rocce e una deformazione anticlinale che intrappola le acque. 

Idrogeologia del Rio Fabbro
Nella valle del Rio Fabbro le acque provengono tutte dalla stessa unità geologica (formazione del Rio Gisolo), ma da punti diversi e distanti fra loro all’interno della struttura anticlinalica, andando dalle acque più superficiali, che sgorgano spontaneamente lungo il versante a franapoggio, a quelle intermedie delle gallerie sub-orizzontali, a quelle ancora più profonde dei pozzi.

La ricerca di idrocarburi dei secoli passati
A causa della «somiglianza» dell’anticlinale di Salsomaggiore alle condizioni ideali per essere una trappola geologica, tutta la zona, compresa fra Salsomaggiore e S. Andrea Bagni (compreso il Rio del Fabbro), è stata interessata già verso la fine del 1800, da prospezioni geologiche finalizzate alla ricerca di gas e petrolio ma “per errore”, piuttosto che ad idrocarburi, le ricerche hanno portato alla scoperta di una risorsa diversa: non petrolifera come sperato ma idrica! 
Intendiamoci, di idrocarburi ce ne sono (come potrete vedere coi vostri occhi dai resti di alcuni pozzi di prospezione), ma non a sufficienza da giustificarne lo sfruttamento. Storia diversa per le acque…

Le acque di S. Andrea Bagni
In bilico fra storia e leggenda, si fa risalire la scoperta delle fonti a un certo Adalberto Boccia, ufficiale napoleonico di stanza a Fornovo che, nel 1804, durante un sopralluogo in questi territori per effettuarvi rilievi geografici, si dissetò di queste acque tonificanti e di sapore gradevole e ne fece rapporto allo stesso Napoleone, che notoriamente soffriva di disturbi gastrici. Gli abitanti della zona già ne facevano largo uso ed anche alcuni aristocratici parmensi che ne erano venuti a conoscenza, cominciarono a farsi recapitare l'acqua frizzante di Sant'Andrea a domicilio per curarsi gotta, renella e dispepsia. Il piccolo borgo cominciò così ad essere frequentato come luogo di villeggiatura dalla nobiltà parmense. Ma la storia vera, un po' meno fantasiosa, ci dice più realisticamente che le acque furono scoperte "ufficialmente" a metà dell'Ottocento a seguito di ricerche petrolifere. 
Il bacino di Sant'Andrea racchiude molteplici acque, ognuna diversa per composizione e per funzione.
Fin dall’apertura dei pozzi del 1888, le acque sgorgano naturalmente senza l’utilizzo di pompe meccaniche.

La biodiversità delle acque di S. Andrea Bagni

A Sant’Andrea non possiamo parlare solo di acqua ma dobbiamo correttamente parlare di tante e diverse fonti d’acqua!!
Ma quali e quante acque sono presenti?
Acque Minerali: Sono presenti 9 pozzi da cui sgorgano naturalmente acque minerali che vengono raccolte lungo le gallerie della concessione mineraria. Lungo il sentiero è attiva l’antica mescita della Fonte Chiara dove è possibile idratarsi e riempiere la borraccia. 
Acque Termali per cure inalatorie e bagni: Sono presenti acque sulfuree e acque salsoiodiche che vengono utilizzate per le cure termali per contrastare sinusiti, rinopatie e faringolaringiti, per problemi osteoarticolari e all’epidermide come psoriasi e dermatiti.
Acque Termali per cure idropiniche: queste sono le acque che rendono unica la stazione termale di Sant’Andrea Bagni. Si tratta di ben 8 diverse acque utili per il benessere fisico e la cura della persona. La cura idropinica rispetta le esigenze e i ritmi della persona che le assume e è composta da combinazioni di bicchieri di acque diverse da assumere preferibilmente al mattino e a digiuno, secondo le prescrizioni del medico delle terme.                                                                              Ma andiamo a conoscerle:
- quattro sono acque alcaline, ottenute da 4 differenti sorgenti (Fonte Antica, detta anche Sant'Andrea, Fonte Ducale, Fonte Lidia e Fonte Salus), tutte mediominerali, bicarbonato-calciche, usate come cura nelle malattie del ricambio (calcolosi renali, affezioni delle vie urinarie, iperuricemie, stadi prediabetici), nelle disfunzioni dell'apparato digerente e nelle disfunzioni epatiche e biliari. La più nota è certamente l'acqua Lidia, la più alcalina (pH 9), usata nella prevenzione e trattamento delle calcolosi renali e cistiti, seguita dalla Ducale, anch'essa alcalina e indicata nelle gastriti ipercloridriche e acidosi. L'acqua Antica è diuretica e disintossicante, mentre la Salus è utile al fegato e ha un'azione antinfiammatoria sulla bile;
- un’acqua solfureo-magnesiaca, mediominerale, usata nelle malattie del fegato, nelle dispepsie da insufficienza biliare e distonie della cistifellea;
- due acque clorurato-sodiche-magnesiache leggermente iodate, purgative, ottenute da sorgenti diverse: una ha una concentrazione salina maggiore ed è detta purgativa forte, l'altra minore ed è detta purgativa leggera. Si bevono nei casi di stitichezza atonica, colonpatie spastiche croniche, obesità, diabete, uricemia e gastriti;
- un’acqua ferruginosa-potassica, è indicata nelle anemie secondarie e nei deperimenti organici e del linfatismo;
Acque che sgorgano naturalmente dal suolo: diverse sono le risorgive naturali che si possono incontrare semplicemente camminando lungo il sentiero del geosito. Osservando queste acque si possono vedere macchie bianche sulle foglie così come depositi rossi di ferro che testimoniano la ricchezza della composizione di queste risorgive naturali.

Pannello D - Rio Fabbro galleria d’arte: la biodiversità

Per chi ama il relax, la natura e il benessere il Rio Fabbro è l’occasione giusta per immergersi in un paesaggio incantato accompagnati dal gorgoglio cristallino delle acque del Rio. Lungo il sentiero si incontrano segni tangibili della ricchezza della vita che anima e abita il bosco. I vecchi pozzi, la fontana della Fonte Chiara, le panchine su cui riposarsi sono il segno della presenza dell’uomo a cui si aggiungono i tanti segni della biodiversità animale e vegetale che qui ha trovato il suo perfetto equilibrio.

Ma perché il Rio Fabbro è ricco di biodiversità?
Il geosito si trova nella fascia fitoclimatica del Castanetum compresa tra le altitudini di 330-400 metri e 900 metri. E’ l’habitat ottimale delle latifoglie decidue in particolare le querce. Ma la peculiarità della ricchezza e della biodiversità del geosito nasce proprio dalla sua conformazione geologica, dalla posizione della valle relativamente isolata e tranquilla e dalla presenza costante e predominante di acqua.

Rio Fabbro : un museo vivo a cielo aperto di biodiversità
E’ possibile percorrere l’area centrale del Geosito Rio Fabbro come se si entrasse in un museo a cielo vivo. Le opere esposte seguono il tempo delle stagioni rendendo unica e diversa ogni visita grazie ad opere d’arte sempre diverse e in movimento. Proviamo quindi a presentare alcune di queste opere per dare a tutti la possibilità di viverle e scoprirle:

- una roccia “infestata”: guarda da vicino!
Grazie all’utilizzo di una semplice lente e dedicando il tempo giusto per un’attenta osservazione sarà possibile scoprire la biodiversità del “piccolo mondo”.  La ricca varietà di piccole piante, muschi e insetti che interagiscono tra loro, creano un equilibrio ecologico. I muschi, ad esempio, forniscono habitat per insetti e aiutano a trattenere l'umidità, mentre gli insetti, come gli impollinatori, sono essenziali per la riproduzione delle piante. La presenza di una grande varietà di questi organismi è un indicatore di un ecosistema sano. 

- mughetto, lo sapevi che cresce in montagna?
Il mughetto cresce spontaneamente in luoghi freschi e ombrosi, come i sottoboschi di latifoglie, nei boschi delle prealpi e in zone collinari e montane. Nel sottobosco del Rio Fabbro trova quell’equilibrio giusto per crescere e propagarsi: si tratta comunque di un equilibrio fragile che ha bisogno della tutela e della protezione di tutti, da osservare e non toccare!

- legno morto / rifiuto o tana viva?
Il legno morto è una fonte di ricchezza per l’ecosistema del bosco, costituisce un “condominio” ricco di vita in cui moltissimi organismi trovano rifugio, nidificano e si nutrono, come uccelli, piccoli mammiferi, ma soprattutto insetti, funghi, e molti altri ancora. Più del 30% della fauna boschiva è legata al legno morto nelle sue varie componenti, tronchi morti a terra e in piedi, legno marcescente e vecchi alberi senescenti con cavità.
Questi organismi, detti saproxilici, spesso nascosti ai nostri occhi, forniscono un servizio “ecosistemico” molto importante, aiutano a decomporre il legno e offrono nutrienti alla terra, rendendo possibile il rinnovamento del bosco.

- paesaggio sonoro / li riconosci?
Il paesaggio sonoro riempie la visita del geosito; è frutto della presenza di abitanti fissi e stagionali del bosco, difficili da osservare mentre sfrecciano tra le fronde degli alberi. L’avifauna presente canta in momenti del giorno differenti e con modi specifici a seconda delle proprie necessità, dividersi il territorio, ricercare un partner. Diverse inoltre sono le specie che qui trovano un luogo di sosta lungo la rotta migratoria. L’invito è quello di scoprire il paesaggio sonoro chiudendo gli occhi “osservando” con il senso dell’udito: la sfida sarà riconoscere chi parla!

- Capel Venere, il mondo delle felci / dai dinosauri a noiI
Le felci, incluse quelle più rare come il capelvenere, sono piante antichissime comparse circa 360 milioni di anni fa, già presenti nel mondo dei dinosauri. La loro evoluzione è legata all'evoluzione della Terra, ma sono sopravvissute fino ai giorni nostri perché sono riuscite ad adattarsi, riproducendosi tramite spore invece che semi.

- ristagno d’acqua ferma / salva le rane!
Guardando con attenzione tra i ristagni di acqua ferma, sarà possibile scoprire uova di rana. La tutela del mondo degli anfibi è fondamentale poiché sono tra i gruppi di vertebrati più a rischio di estinzione a livello globale. Oltre alla presenza degli anfibi, diversi sono i segni del passaggio di caprioli e cinghiali così come le tracce lasciate da volpi e piccoli mammiferi come faine, roditori e tassi.

- Pioppo Bianco / cambia prospettiva, prova a guardare verso l’alto
Robinie e maestosi pioppi bianchi insieme a sambuchi e rovi costituiscono un intricato tessuto vegetale ai due lati del Rio. Mano a mano che si sale di quota troviamo più numerosi aceri, querce e castagni intervallati da lembi di prati coltivi o scarpate sabbiose. 

- zona violette / lo sai che la formica e’ l’impollinatore delle violette?
Le formiche aiutano le violette nella dispersione dei semi e nella loro propagazione, in cambio di risorse zuccherine prodotte dalla pianta. Il ruolo degli impollinatori è cruciale per gli ecosistemi, garantendo la riproduzione di circa il 90% delle piante selvatiche e dell'80% delle colture alimentari. Trasportando il polline da un fiore all'altro, permettono la produzione di semi e frutti, sostenendo così la biodiversità e la sicurezza alimentare.

Come scoprire la biodiversità del Rio Fabbro?
Il geosito è parte di una riserva MAB cioè di un’area del “programma uomo e biosfera” dell’UNESCO: un ambiente da tutelare per le tante specie diverse presenti che rendono l’ambiente più in salute perché ricco di biodiversità.
Per esplorare la biodiversità del Rio Fabbro si consiglia di dotarsi di un taccuino per appunti e disegni, una matita, un binocolo, una lente di ingrandimento, una borraccia e uno smartphone o una macchina fotografica. 
È importante studiare tutte le forme della biodiversità perché c’è ancora tanto da scoprire.

Riceve il Pubblico

Accesso libero tutti i giorni ed a tutte le ore, fruibile a persone con disabilità fisica e motoria

Costi

Ingresso gratuito 

Per Informazioni

Comune di Medesano

Centralino 0525 422711

Ufficio Turismo 0525 422762 - saltini@comune.medesano.pr.it

Come Arrivare

Indicazioni pedonali da Piazza Ponci, Sant’Andrea Bagni
Ingresso sentiero pedonale: latitudine 44.72659385824727,  longitudine 10.086144496758509

Modalità di Accesso

Per arrivare all’ingresso del geosito occorre raggiungere la Mescita delle Terme di Sant’Andrea Bagni in Piazza Ponci. Lì è possibile visionare i pannelli descrittivi che presentano le caratteristiche del Rio Fabbro, la sua conformazione geologica, le diverse acque presenti e la peculiare biodiversità. Sarà poi possibile percorrere una piacevole camminata lungo il bosco che costeggia il Rio Fabbro. Si tratta di un sentiero di andata e ritorno in natura della durata di 40 minuti, accessibile per persone con disabilità fisica e motoria e senza dislivelli.

Contatti

Rio Fabbro geosito di rilevante importanza scientifica, paesaggistica e culturale

PIAZZA PONCI 43048 MEDESANO

Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2026, 11:50

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